REBIRTHING: IL TUO RESPIRO CONSAPEVOLE PER ALLONTANARE LE TENSIONI

REBIRTHING: IL TUO RESPIRO CONSAPEVOLE PER ALLONTANARE LE TENSIONI

2019-03-06T09:50:24+00:00 6 marzo 2019|

Lo stress è una componente fondamentale della nostra vita e della nostra evoluzione, di conseguenza eliminarlo completamente risulta impossibile, oltre che dannoso.  Ciò che deve essere assolutamente evitato è il raggiungimento del distress, situazione in cui i fattori stressogeni superano i limiti di tollerabilità della persona, dando luogo a tutto l’insieme di reazioni distruttive. E’ per questo motivo che ognuno di noi deve cominciare a gestire lo stress mettendo in pratica delle tecniche specifiche e validate per riequilibrare l’organismo. Una delle tecniche più utili ma ancora non del tutto conosciuta è quella del Rebirthing.

Ma cosa si intende con il termine Rebirthing?

La discussione per definirlo è ancora aperta, c’è chi lo definisce una tecnica, altri una terapia, altri ancora uno strumento per raggiungere uno stato di salute ottimale. Nessuna di queste definizioni sembra errata, ma possiamo affermare che sono tutte incomplete e solo unendole l’una con l’altra è possibile dare una definizione specifica di  Rebirthing.

Il Rebirthing è un metodo che può accompagnare la crescita di ciascun individuo perché  è in grado di cambiare con noi e ci permette di sentirci sempre più protagonisti della nostra quotidianità, il tutto in modo semplice e naturale proprio come  il respiro.

Leonard Orr è riconosciuto da tutti come il fondatore del movimento chiamato Rebirthing, ma questa non fu una scoperta improvvisa anzi è stata il risultato di una serie di esperienze e intuizioni che richiesero circa tredici anni. Il termine Rebirthing indica letteralmente rinascita, ovvero ricerca di un percorso nuovo della propria vita, che trova radici nel momento della propria nascita attraverso la respirazione circolare.  La tecnica respiratoria è molto semplice e consiste in una profonda inspirazione seguita da un’espirazione rilassata senza pause intermedie, da eseguire dopo aver raggiunto un completo stato di rilassamento muscolare. Questo tipo di respirazione ha come effetto primario una migliore ossigenazione di tutte le cellule del corpo.  La concentrazione è fissa sul proprio ritmo inspiratorio ed espiratorio, immaginando un ciclo continuo, circolare, senza pause che parte e ritorna sempre all’ombelico. Nel dettaglio più questo tipo di respirazione diventa passiva e automatica, più la persona riesce a utilizzare appieno le proprie risorse e potenzialità.

E’ importante sottolineare che le prime esperienze di Rebirthing vennero effettuate in acqua calda, Orr riteneva infatti che questo fosse un elemento fondamentale per far riemergere i ricordi della nascita. L’acqua veniva utilizzata ad una temperatura di circa 38°, simile a quella del corpo umano in modo tale da aiutare il soggetto a “inalare” calma, energia, sicurezza e a“espellere” ansia, stress, pensieri o situazioni dolorose. 

Durante tutto il percorso di studi effettuato dallo psicologo si è arrivati a individuare cinque cause di sofferenza che affliggono l’essere umano definite  “i cinque grandi” :

  1. Il trauma di nascita
  2. La disapprovazione dei genitori
  3. La pulsione di morte
  4. Le negatività specifiche
  5. Le vite precedenti

Lo sviluppo e lo studio di queste cinque macro-cause sono stati condotti nel tempo dagli allievi dello psicologo che nell’arco del suo percorso è  riuscito a portare nel mondo occidentale questa potente tecnica di consapevolezza contribuendo alla sua evoluzione dallo stadio primordiale alle sue prime espressioni evolute. Oggi il Rebirthing è in continua evoluzione e ben si adatta a chiunque scelga di praticarlo. Ognuno ha la possibilità di scegliere la strada che ritiene più adatta alla propria evoluzione personale cercando di trovare la tecnica che meglio soddisfa alle proprie esigenze.

Fonte: Pubmed

DIJKSTRA K1, PIETERSE ME, PRUYN A. Stress-reducing effects of indoor plants in the built healthcare environment: the mediating role of perceived attractiveness. Prev Med. 2008 Sep;47(3):279-83. doi:  10.1016/j.ypmed.2008.01.013. Epub 2008 Jan 26.