Una sperimentazione condotta in vitro dai ricercatori della Stanford University School of Medicine e pubblicata sui “Proceedings of the National Academy of Sciences” mostra come cellule leucemiche possono essere indotte a maturare ulteriormente e a trasformarsi in cellule immunitarie non dannose.
Le cellule analizzate sono quelle caratteristiche di una particolare leucemia linfoblastica caratterizzata da una mutazione genetica dei cromosomi, che provoca la moltiplicazione di globuli bianchi non completamente formati, e quindi inutili, nel midollo osseo e nel sangue.
La scoperta è avvenuta per caso dall’equipe di scienziati guidata dal dottor Ravi Majeti, i quali avevano isolato in laboratorio cellule cancerogene di un paziente affetto da una forma acuta di questa leucemia per nutrirle e studiare il loro comportamento, ma proprio mentre le osservava il ricercatore Scott McClellan, si è accorto che si stavano trasformando in innocui macrofagi, cellule difensive capaci di “ingoiare” e distruggere microbi nocivi, incluse cellule cancerogene.
La ragione di questa mutazione è da ritrovarsi in un articolo del 1999 che dimostrava come esporre le cellule progenitrici delle cellule B di una cavia a particolari fattori di trascrizione (proteine che si legano al DNA attivando la trascrizione di specifici geni) le costringe a una parziale riprogrammazione del loro percorso di maturazione, che le porta a trasformarsi in macrofagi.
Il vantaggio di questa scoperta quindi sarebbe doppio: una cellula tumorale in meno e una cellula del sistema immunitario in più.
«L’ideale sarebbe trovare una sostanza chimica che accelera questa metamorfosi spontanea» sostiene Thomas Graf, primario presso la Scuola di medicina “Albert Einstein” di New York che già nel 2004 iniziò uno studio simile a questo.
Già è noto come un’altra leucemia, la promielocitica acuta, si tratta con una procedura simile, “alimentando” le cellule tumorali conn acido retinoico che aiuta le cellule tumorali a diventare granulociti, un’altra classe di globuli bianchi specializzati nella lotta alle infezioni batteriche.
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