RIFLESSOTERAPIA OLOGRAFICA: STRUTTURA – FUNZIONE – INFORMAZIONE

RIFLESSOTERAPIA OLOGRAFICA: STRUTTURA – FUNZIONE – INFORMAZIONE

2019-03-25T10:54:13+00:00 25 Marzo 2019|

Nella seconda metà del secolo scorso numerosi autori hanno preso in considerazione le opportunità terapeutiche delle riflessoterapie cutanee, le hanno studiate e verificate, ne hanno descritto le basi neurofisiologiche ed embriologiche, nonché le indicazioni e i limiti. Pochi autori tuttavia ne hanno effettuato una sintesi e stilato linee guida di utilizzo globale nella pratica clinica.

Riflessoterapia Olografica® è frutto di un lavoro di sintesi scientifica iniziato dal Dott. Reneè Jacques Bourdiol, dove la conoscenza della neurofisiologia moderna applicata alla riflessologia ha condotto all’ideazione ed alla verifica del metodo neurofunzionale.

“Una delle leggi dell’organizzazione generale del SN è la conservazione nell’organizzazione periferica, dei diversi centri o fasci di sostanza bianca: e questo prende il nome di somatotopia (bossy 1978)” . Abbiamo dunque un sistema neurologico organizzato e cablato, con una rappresentazione a livello delle varie cortecce di parti periferiche: l’homunculus di Penfield!

Numerose tecniche di riflessoterapia cutanea, di domino ormai pubblico, si basano sulla conoscenza di punti o zone che rappresentano un determinate organo o sistema del corpo umano. Di fronte ad un fenomeno sociale così diffuso e prolungato nel tempo non si può che approcciarsi al fenomeno in modo critico e porsi domande che potrebbero sembrare banali e provocatorie ma possono essere punto di partenza per la ricerca di spiegazioni fisiologiche e di indicazioni diagnostico terapeutiche.

  • Come è possibile che esistano delle somatototopie cutanee e cosa rappresentano effettivamente?
  • Come è possibile che la stimolazione di un punto specifico somatico dia effetti benefici su un determinato organo a distanza?
  • Come è possibile che differenti autori rappresentino somatototopie diverse?
  • Come mai non si è riusciti a dimostrare l’efficacia inconfutabile di una somatototopia rispetto un’altra?
  • Come usare queste somatotopie?

Le somatototopie cutanee come quelle più conosciute che si trovano sul piede o sull’orecchio, ma anche su altre zone come mano, faccia, cranio, vengono rappresentate come raffigurazioni del corpo intero: ripetitive ed unitarie in sè, dunque olografiche: da qui il termine “Riflessoterapia Olografica®” come tecnica e approccio che considera l’insieme di questi fenomeni senza escluderne alcuno. Le somatotopie cutanee sono un fenomeno cutaneo fisico, palpabile e dettabile elettricamente, dunque caratterizzato da differenze di densità e di caratteristiche elettriche tessutali proprie, il cui vettore non può che essere il sistema neurologico: l’informazione .

La prima dimostrazione scientifica delle zone cutanee riflesse è partita dalla descrizione delle zone di Head, fenomeno cutaneo neurovegetativo a carattere metamerico mediato dal sistema simpatico dorsale, poi storicamente ripresa da Jarricot. In questo caso possiamo dunque dire che l’informazione governa la struttura: sistema neurologico cute.

Ma chiediamoci: che differenza c’è tra la riflessologia del piede e la riflessologia auricolare o la cranio puntura?

Ebbene, se analizziamo i meccanismi struttura-funzione di tipo somatico, troviamo delle curiose coincidenze. Prendiamo per esempio la relazione piede-postura. Sappiamo come il piede sia elemento propriocettivo per eccellenza, recettivo o adattivo dei sistemi posturali (bourdiol-bricot) e come la funzione di controllo sia esercitata da differenti funzioni cerebellari su differenti gruppi funzionali muscolari. L’anatomia ne è la dimostrazione: muscoli orizzontali esterni, automatici stati cerebellarimuscoli verticali interni cinetici-paleocerebellari. Nel caso del piede si può correlare la relazione informazione (neurologica) > struttura (muscolare). Possiamo così dire che il piede è partenza di un sistema informativo-attuativo di tipo automatico e riflesso.

La realtà tessutale delle somatotopia cutanee associate a disfunzioni somatiche sottostanti e a distanza ci permette di dire che esiste una relazione: struttura-funzione-informazione. Dobbiamo così considerare le somatotopie cutanee “rappresentazione di un sistema neurofunzionale”, ovvero dell’informazione che il sistema neurologico gestisce in modo complesso. Ed ogni somatotopia è dunque rappresentazione di circuiti neurofunzionali differenti: cerebellari, corticali o sottocorticali che siano.

Se dunque la somatotopia cutanea è rappresentazione funzionale, la variabilità individuale dipenderà da fattori di neuroplasticità in quell’individuo in quel tempo: la somatotopia della mano di un violinista sarà differente da quella di uno scalpellino! Dunque, somatotopia cutanee e centrali differenti in persone con circuiti funzionali di importanza differente. Questo dunque spiega le differenti “mappe” presentate da differenti autori, ma la rappresentazione per essere reale dovrà comunque mantenere una rigorosa rappresentazione schematica

Ma obbligo chiedersi come sia possibile che la stimolazione di un punto specifico cutaneo dia effetti benefici su un determinato organo a distanza?

Innanzitutto, è stato messo in discussione il concetto di aree funzionali e si parla di network, dando ragione a Camillo Golgi che ne postulava la realtà più di cento anni fa. Contemporaneamente si sono dimostrati altri modelli di informazione neurologica differenti dal modello sinaptico-cablato di Cajal: la “Volume Trasmission”: informazione non sinaptica aspecifica extra-intra cellulare (Agnati 2010) che spiega come una informazione specifica, cablata, possa essere trasformata in una “informazione aspecifica facilitatoria” su una determinate funzione piuttosto che su un circuito cablato. Abbiamo dunque una stimolazione estero-propriocettiva specifica cablata, che in relazione alla funzione di quella struttura, facilita tutto il circuito correlato a quella determinata neuro-funzione, con un meccanismo di trasmissione a volume (Veening and Barendregt 2010).

Le “somatotopie cutanee” sono una realtà tessutale, superficiale e profonda, palpabile e dettabile elettricamente. Rintracciabili e “accese” solo nel caso di alterazione di quella determinata neuro-funzione, in quell’individuo, in quell’istante. Le Neuroscienze ne spiegano la fisiopatologia: ologrammi ripetuti in più parti del corpo che sono “rappresentazioni in quell’individuo di differenti specifiche neuro-funzioni”. Ci troviamo dunque di fronte ad un fantastico “ectoderma cutaneo” che, come un grande pannello di controllo, ci guida nella diagnosi della disfunzione “neuroectodermica” e nella conseguente azione di trattamento, che può essere locale (sulla somatotopia e sulla disfunzione sottostante) oppure a distanza (a livello della parte corporea in disfunzione).

Le somatotopie del piede, della mano, dell’orecchio, della faccia, del cranio, sono così altrettante rappresentazioni olografiche di funzioni neurologiche differenti che mantengono la disfunzione e portano alla patologia. Riflessoterapia Olografica® è dunque uno strumento flessibile di diagnosi e trattamento neurofunzionale, integrabile in differenti terapie come la l’osteopatia, aprendo un nuovo approccio che abbiamo definito “NeuroOsteopatia: il modello struttura-funzione-informazione

Fonte: Medcam Dott. Stefano Polistina “Specialista in Anestesiologia, Fisiopatologia e FKT respiratoria, Esperto in Osteopatia e Omeopatia, Responsabile Direzione Scientifica AIFROMM “Accademia Internazionale di Formazione e Ricerca in Osteopatia e Medicina”

Autore:

Biologa specializzata in Scienze molecolari, cellulari e fisiopatologiche