Recenti studi americani pubblicati sulla rivista Scientific American nella sezione “Neuroscience”  evidenziano che, chi ha l’abitudine di dedicarsi alla meditazione da almeno 20 anni sviluppa un volume maggiore della corteccia prefrontale e insulare.

La ricercatrice a capo dello studio, Sara W. Lazar,  e i suoi colleghi dell’Università di Harvard hanno scoperto che le pratiche mindfulness aiutano a ridimensionare il volume dell’amigdala, la zona del cervello dedicata alla gestione delle paure.

I partecipanti allo studio hanno mostrato anche una notevole diminuzione dello stress durante il periodo di pratica.

Un altro team di ricercatori dell’Università della California, ha notato sostanziali differenze negli assoni che connettono le diverse regioni del cervello dei meditatori, rispetto agli altri. Un’osservazione che dimostra ancora una volta come la meditazione possa indurre benefiche alterazioni strutturali nel sistema nervoso centrale.

Il monaco scienziato Matthieu Ricard, assieme ad Antoine Lutz e Richard J. Davidson, su richiesta del Dalai Lama in persona ha trasformato l’Università di Madison in Winsconsin in un polo internazionale in cui si uniscono scienza e meditazione.

Quindici anni di ricerche su monaci e praticanti dimostrano oggi che le attività contemplative costanti possono avere un impatto sostanziale sui processi biologici e sulla salute fisica, psicologica ed emotiva.

 

Per saperne di più:

Washington Post

Lo studio

http://www.scientificamerican.com/article/neuroscience-reveals-the-secrets-of-meditation-s-benefits/

 

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