TACHICARDIA E MENOPAUSA: NUOVE STRATEGIE TERAPEUTICHE

TACHICARDIA E MENOPAUSA: NUOVE STRATEGIE TERAPEUTICHE

2019-06-24T09:34:50+00:00 24 Giugno 2019|

Dal punto di vista fisiologico, per menopausa si intende l’arresto definitivo ed irreversibile del fenomeno mestruale. L’età media di insorgenza della menopausa nel Mondo Occidentale è variabile tra i 46 ed i 52 anni ed è andata aumentando nel corso degli ultimi decenni soprattutto a seguito di un consistente miglioramento delle condizioni ambientali e sanitarie. Con la menopausa si esaurisce la fase “fertile” della vita della donna e si assiste ad un marcato mutamento dell’assetto endocrino dell’organismo, legato alla progressiva scomparsa degli ormoni ovarici (sterilità fisiologica).

Nel periodo premenopausale gli aspetti clinici sono piuttosto variabili, oltre a sintomi neurovegetativi da carenza estrogenica, si assiste spesso a modificazioni di ritmo, intensità e durata del ciclo mestruale sia nel senso di una polimenorrea che di una oligomenorrea.  I sintomi più precoci e caratteristici dell’immediato periodo postmenopausale sono quelli di tipo neurovegetativo (vampate di calore, sudorazioni, palpitazioni, vertigini, tachicardia), di tipo psicoaffettivo (insonnia, ansia, depressione, pigrizia, cambiamenti di umore, perdita della concentrazione e della memoria, irritabilità, mancanza di motivazioni), e l’aumento del rischio cardiovascolare, che si esprime con un aumento dell’incidenza di patologie coronariche e cerebrovascolari.

A tale proposito occorre ricordare che fino alla menopausa, l’infarto miocardico è una patologia più frequente nei soggetti di sesso maschile, mentre è evento abbastanza raro nella donna in conseguenza degli effetti protettivi esercitati dagli estrogeni sull’endotelio, sull’emostasi e sul metabolismo lipidico. Con l’avvento della menopausa viene a mancare l’azione protettiva degli estrogeni sui vasi, l’equilibrio emostatico si modifica in senso procoagulativo per un aumento del fibrinogeno. A questo si aggiungono una riduzione del colesterolo HDL ed un aumento tanto del colesterolo totale quanto di quello LDL.

La terapia più utilizzata attualmente è quella che prevede la somministrazione di estrogeni nella postmenopausa, i quali sembrano in grado di esercitare una consistente azione cardioprotettiva grazie agli effetti antiaterogenici ed emodinamici. Allo stesso tempo da una ricerca condotta dalla Northumbria University è emerso che l’utilizzo di oli essenziali ma anche l’aromaterapia risulta spesso efficace. I meccanismi alla base sono legati agli oli volatili che risultano agire sull’attività elettrica del cervello, attraverso una vera e propria interazione farmacologica. Allo stesso tempo l’utilizzo di fitoestrogeni sembra avere effetti positivi sulla sintomatologia menopausale e in particolare su fenomeni vasomotori, sia per ridare un senso di benessere alla paziente e per eliminare i disturbi dovuti alle distrofie delle mucose vaginali e vescicouretrali ed infine per prevenire le patologie cardiovascolari nei soggetti a rischio per questa patologia.

Dal punto di vista biochimico si ipotizza che i fitoestrogeni, legandosi ai recettori degli estrogeni umani, impediscano a questi ultimi di svolgere un effetto biologico “forte”, che nel tempo, potrebbe essere dannoso sui vari organi estrogeno-sensibili. Pertanto, in relazione al tipo di legame recettoriale che si instaura ed in funzione della sua potenza d’azione tale interazione determinerebbe degli effetti più “modulari” e “dolci” sui vari organi sensibili.

Tali effetti possono essere definiti come “intelligenti” poiché in grado di stimolare soltanto i recettori degli organi “non a rischio” ed inibire, invece, quelli che se stimolati potrebbero con il tempo causare degenerazione della cellula.

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Fonte:

Effect of lavender aromatherapy through inhalation on quality of life among postmenopausal women covered by a governmental health center in Isfahan, Iran: A single-blind clinical trial. Bakhtiari S, Paki S, Khalili A, Baradaranfard F, Mosleh S, Jokar M. Complement Ther Clin Pract. 2019 Feb;34:46-50

 

Autore:

Biologa specializzata in Scienze molecolari, cellulari e fisiopatologiche