TALCO E AMIANTO: NUOVI STUDI PER ACCERTARNE L’AZIONE NOCIVA

TALCO E AMIANTO: NUOVI STUDI PER ACCERTARNE L’AZIONE NOCIVA

2019-04-12T11:51:36+00:00 12 Aprile 2019|

Recentemente, negli Stati Uniti, l’Agenzia per la protezione ambientale ha nuovamente autorizzato l’utilizzo di alcuni tipi di amianto come materiale per l’edilizia, revocando il divieto in vigore dal 1989 mentre in Italia, l’amianto (produzione, vendita e uso) è vietato dal 1992.

Con il termine amianto si indicano sei diversi minerali appartenenti alla classe dei silicati: actinolite, amosite, antofillite, crisotilo, crocidolite e tremolite. In base alla composizione chimica, questi silicati sono suddivisi in due gruppi: i silicati che contengono calcio e magnesio sono detti anfiboli e comprendono actinolite, amosite (“amianto bruno”), antofillite, crocidolite (“amianto blu”) e tremolite; il crisotilo (“amianto bianco”) invece è un silicato di magnesio che appartiene al gruppo del serpentino.

Il basso costo e il fatto che l’amianto sia molto resistente alla degradazione e al calore ne hanno favorito il successo commerciale. Purtroppo, a seguito di numerose ricerche in campo scientifico si è ampiamente costatato che questo materiale, anche se così versatile si è rivelato molto pericoloso. Nel dettaglio le fibre di amianto possono causare tumori del polmone e mesoteliomi proprio perché nel momento dell’inalazione le fibre entrano in profondità nei polmoni ed essendo difficili da degradare non vengono eliminate. Queste fibre nel nostro organismo creano stato di infiammazione persistente producendo molecole che danneggiano il DNA e favoriscono l’innesco di una trasformazione tumorale. Nel momento in cui sono le cellule del polmone ad essere danneggiate si andrà incontro ad un tumore del polmone mentre nel caso di danneggiamento della pleura si svilupperà un mesotelioma pleurico. I tumori causati dall’amianto, in particolare quest’’ultimo, derivano essenzialmente da esposizione professionale, e all’interno di questi, quelli «non mesotelioma», come per l’ovaio, vengono definiti ancora più rari e di cui risulta difficile evidenziarne la causa.

Parlando di tumore all’ovaio e di amianto risulta evidente far riferimento alla vicenda che ha visto come protagonisti 22 donne colpite da tumore alle ovaie e l’utilizzo del talco della Johnson&Johnson. Nel dettaglio nel Luglio 2018 il Tribunale di Saint Louis, negli Usa, ha riconosciuto indennizzi economici a favore di 22 donne alle quali era stato diagnosticato un tumore alle ovaie, riconducendo la relazione causa-effetto all’uso decennale di talco della Società Johnson & Johnson, contaminato dalla presenza di fibre di amianto. In Italia, fin dal 1984, questo tema ha ricevuto una particolare e approfondita attenzione da parte, soprattutto, dell’Istituto Superiore di Sanità che ha consentito di tenere alta la soglia di sicurezza per i nostri consumatori in merito all’utilizzo di questi prodotti.

Indipendentemente dall’ emergere di una notizia, in Italia l’Istituto Superiore di Sanità porta avanti da anni numerosi studi in merito alla necessità di distinguere il talco dagli amianti che risultano totalmente diversi anche se entrambi dei minerali e appartenenti alla famiglia dei silicati. Nel particolare, l’Istituto Superiore di Sanità ha condotto una serie di analisi, che hanno evidenziato in alcuni campioni una significativa contaminazione da amianto. È per questo motivo che la Farmacopea Italiana ha emesso un aggiornamento della IX edizione della Farmacopea Ufficiale aggiungendo l’indicazione in cui il talco non deve assolutamente contenere fibre microscopiche e submicroscopiche di asbesto.

A seguito di questa vicenda che ha visto confermare, dalla sentenza del tribunale statunitense, i danni causati dal talco prodotto dall’azienda Johnson&Johnson, si è cercato di porre maggiore attenzione e proseguire gli studi dedicati a controllare il contenuto in particelle fibrose minerali nei talchi destinati sia al largo consumo sia alle attività industriali.  Molto spesso infatti, in queste circostanze si può parlare di esposizioni croniche che, nonostante le bassissime concentrazioni, risultano dannose in particolare in soggetti definiti suscettibili. L’ obiettivo dell’Istituto superiore di Sanità, dell’AIRC (Fondazione AIRC per la Ricerca sul Cancro) e di tutta la comunità scientifica è quella di rendere disponibili tutte le novità e le informazioni su queste patologie aumentando le campagne di prevenzione e l’efficienza del sistema di tutela.

 

Fonte:

Corriere della sera, Quotidiano Sanità

 

Autore:

Biologa specializzata in Scienze molecolari, cellulari e fisiopatologiche