Si è svolto a Roma il Terzo Congresso del Registro degli Osteopati d’Italia, nelle giornate del 25 e del 26 Maggio. Dal titolo Il ruolo dell’Osteopatia nel sistema interprofessionale per la salute del cittadino, l’evento si è incentrato principalmente sul tema della ricerca e dell’integrazione con le altre professioni sanitarie in vigore del nostro Paese.
Due giornate congressuali in cui al centro del dibattito è stata posta la salute del paziente, da ricercare in un’ottica di coordinazione e cooperazione con le altre discipline sanitarie, così come l’Osteopatia rivendica da sempre.
La prima giornata si è aperta con un intervento di Nicola Vanacore, Ricercatore presso il Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità; a seguire, sono state presentate 8 ricerche e 39 studi rilevanti dal punto di vista scientifico, i quali testimoniano per topic trattati ed elevata numerosità di argomenti il grande impegno che l’Osteopatia sta dedicando affinché quest’ultima venga all’attenzione della comunità scientifica nel modo più rigoroso possibile.
La giornata del 26 Maggio si è aperta appunto con l’intervento della Senatrice Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato nonché firmataria dell’emendamento che ha visto nascere l’articolo 4 del DDL Lorenzin sul riconoscimento dell’Osteopatia come pressione sanitaria. Ribadendo il proprio impegno in vista del riconoscimento di un’autonomia concreta per la professione osteopatica, la Senatrice ribadisce però che potrebbero essere l’incertezza dei tempi della politica e di quelli relativi al riesame del provvedimento, a rappresentare il rischio di una terza e forse anche quarta lettura del DDL Lorenzin. E questo metterebbe a rischio l’approvazione del Decreto entro la fine della legislatura corrente. E sarebbe un vero peccato: il riconoscimento è stato voluto da un voto al Senato di larga maggioranza, e darebbe risposta a quei 10 milioni di italiani che affidano giorno dopo giorno la propria salute all’Osteopatia. Serve creare un Sistema Sanitario Nazionale universale e solidale, ma il presupposto per tagliare il traguardo è che si superino le logiche corporativiste.
E’ proprio con quest’ultima affermazione fiduciosa che la Senatrice ha concluso il proprio intervento.
Anche la Dottoressa Paola Sciomachen, Presidente del ROI, ha mantenuto il medesimo tono espositivo, raccontando come negli ultimi 30 anni l’Osteopatia abbia dato prova di possedere le carte necessarie per ottenere l’inclusione nelle professioni sanitarie, e questo è vero per le competenze attribuite alla disciplina, per le evidenze cliniche dimostrate ed anche e soprattutto perché in molti paesi europei essa è da tempo una professione equiparata alle altre. Se si vuole arrivare a concepire la salute come un lavoro interdisciplinare dove ogni settore sia interconnesso agli altri per il bene ultimo del paziente, l’integrazione sembra un passo imprescindibile ormai.
Tanti i Relatori ed i Moderatori intervenuti, tra cui Charles Hunt, Direttore della British School of Osteopathy (BSO) e Presidente dell’Osteopathic International Alliance (OIA), l’associazione internazionale che raggruppa le organizzazioni di osteopati più rappresentative di tutti i paesi nel mondo e le scuole di formazione più autorevoli, e di cui il ROI è membro dallo scorso anno.
Questa terza edizione del Congresso ha fatto toccare con mano la dinamicità e la vitalità, nonché la grande intraprendenza dei tantissimi osteopati che ogni giorno nel nostro Paese stanno contribuendo alla salute degli italiani, e che chiedono la realizzazione di quel passaggio fondamentale per avvicinarsi un po’ di più ad un sentiero comune fatto di collaborazione e visione unificata.
Fonti: Quotidiano Sanità, ROI – Registo degli Osteopati d’Italia