Il tumore al seno colpisce 1 donna su 8 nell’arco della vita. È il tumore più frequente nel sesso femminile e rappresenta il 29 per cento di tutti i tumori che colpiscono le donne. Si tratta di un cancro maligno che si sviluppa a partire dalle cellule della mammella. Il tumore, in generale, è formato da un insieme di cellule che possono crescere sino ad invadere i tessuti circostanti o diffondersi in aree distanti del corpo. Se le cellule tumorali attraverso il sistema linfatico o circolatorio, si disperdono nell’organismo, possono causare la formazione di ulteriori tumori e si parla, quindi, di metastasi.

Cause del tumore al seno possono essere cambiamenti a livello del DNA, che in alcuni casi rendono cellule sane, cancerogene. Gli ormoni, inoltre, giocano un ruolo importante nella formazione del tumore, anche se ancora tutt’ora non si sa bene come ciò possa avvenire.

In merito al tumore al seno è emersa oggi giorno una positiva notizia. É stato scoperto l’enzima Lox, che potrebbe evitare che il tumore al seno aggredisca anche le ossa, provocando metastasi ossea.

Sarebbe dunque possibile attraverso questo enzima cercare di evitare lo sviluppo dei tumori secondari metastatici delle ossa, e considerando che l’85% dei tumori al seno finiscono nelle ossa, divenendo più difficili da trattare, la nuova scoperta non è da sottovalutare. Lo studio è stato condotto dall’Università di Sheffield e pubblicato sulla rivista Nature.
L’incipit della ricerca risiede nel fatto che i pazienti con tumori al seno mostravano livelli più alti di questo enzimi. Gli scienziati hanno condotto esperimenti su topi, notando che il LOX interrompeva il normale processo di distruzione e ricostruzione ossea, lasciando lesioni e fori nell’osso facilitando la diffusione del tumore. A tal proposito la dottoressa Alison Gartland afferma:
<<Le cellule tumorali nel tumore primario fecondano il terreno per una futura crescita e Lox, modificando l’ambiente osseo, rende questa crescita migliore>>.

Somministrando agli stessi topi farmaci per l’osteoartrite chiamati bifosfonati si è notato che si impedisce la diffusione del cancro, anche perché gli stessi farmaci interferiscono con l’enzima bloccando l’azione.

Sicuramente ci vorranno alcuni anni prima di applicarlo all’uomo ma dall’altro lato questa notevole ricerca apre nuove frontiere e stimola la curiosità di molti medici e scienziati.

 

La ricerca: http://www.nature.com/articles/nature14492.epdf?referrer_access_token=0ZdgKY7iGIxec6LLEUKe8tRgN0jAjWel9jnR3ZoTv0MNJjN8cwq-hHBAA8bMEVh9snZfjzqSF25BPTcS5MaDXns5ZolM1Uj4uo6nquDFoebmI8RDx73OLeFR3syG6oFGKZEmvAw1ei3xx7GChnXFTiUByIQzU-dhw4yMz5dJzSE%3D&tracking_referrer=www.bbc.com

 

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