Vaccini: da 12 a 10. Di fatto, cosa cambia?

Vaccini: da 12 a 10. Di fatto, cosa cambia?

2017-07-07T08:37:45+00:00 7 luglio 2017|
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vaccini modifica lorenzin da12a10Con il via libera all’emendamento presentato in Commissione Sanità dalla relatrice Patrizia Manassero rispetto all’alleggerimento del Decreto Lorenzin, possiamo davvero parlare di un traguardo? Le modifiche riguardano tre punti sostanziali: l’Antimeningococco di tipo B e di tipo C, il Rotavirus e lo Pneumococco diventano vaccini consigliati e non più obbligatori, pur restando gratuiti per i minori di età compresa tra zero e sedici anni; le eventuali sanzioni pecuniarie applicate in caso di mancato rispetto del Decreto vengono ridotte da 7500 euro a 3500 euro, e non ci sarà alcun obbligo di segnalare i genitori dei minori non vaccinati, eliminando dunque il rischio di far perdere loro la patria potestà.
Eppure, i vaccini obbligatori rimarranno comunque 10. Seppur modificato, il Decreto Lorenzin continua ugualmente a prevedere ben più vaccinazioni rispetto a quelle previste in Italia prima della sua formulazione

L’Istituto Superiore di Sanità si esprime in senso concorde rispetto alla modifica dell’articolo 1 del Decreto, e così per iscrivere i bimbi a materna e asilo, e per non incappare in multe per i ragazzi che frequentano elementari, medie e i primi due anni delle scuole superiori, rimangono obbligatori i vaccini contro: poliomelite, tetano, difterite, epatite B, haemophilus influenzae B, pertosse, morbillo, parotite, rosolia e varicella.
Dalla sua, il Governo non parla di dietrofront quanto piuttosto di una soluzione equa, visto che l’alleggerimento dell’elenco vaccini trova evidente giustificazione nella mancanza di dati epidemiologici a sostegno di epidemia da Epatite B, mentre i casi di Meningite di tipo C sono localizzati più che altro in Toscana, dove è già partita una campagna di vaccinazione gratuita.
Dopo tre anni dalla Legge di conversione del Decreto, la lista dei vaccini obbligatori potrà incrementare oppure ulteriormente diminuire, nel caso in cui la copertura vaccinale abbia raggiunto nel frattempo una soglia minima del 95% propedeutica all’innesco dell’effetto gregge. A tal proposito, il Ministero istituirà una Commissione apposita.
Opinioni e punti di vista non si sono fatti attendere.

Franco Berrino, Medico, Patologo ed Epidemiologo, interviene nella questione in maniera piuttosto critica, parlando di un vero lavaggio del cervello: una strategia di tensione attuata minacciando i genitori dei bambini che decidono di non vaccinare, con medici che supportano eventuali conseguenze estreme (fino a pochi giorni fa, la sottrazione della patria potestà era una delle conseguenze per il non rispetto del Decreto), ripetendo slogan continui rispetto alla sicurezza dei vaccini ed invitando i non esperti al silenzio sulla questione. Ma quel che constata piuttosto il Dottor Berrino è che ad oggi mancano palesemente degli studi affidabili sulla frequenza delle complicazioni, visto che il sistema di segnalazione degli effetti collaterali dei vaccini è piuttosto obsoleto.
Secondo il Medico, al momento non siamo neppure in grado di garantire una sorveglianza capace di determinare l’effettiva manifestazione di complicazioni dovute ai vaccini, né di stabilire quali bambini siano davvero a rischio di complicazioni. Su quali basi, dunque, ci sentiamo di schierarci in modo tanto forte a favore di tali trattamenti sanitari obbligatori?
Ad esprimersi sono anche le Regioni, piuttosto divise rispetto all’obbligo vaccinale propedeutico per l’iscrizione a scuola: il Presidente della Regione Veneto Luca Zaia annuncia che presenterà un ricorso alla Consulta. La Val D’Aosta, seppur non ricorrendo, darà comunque un parere contrario.

Ad oggi, si potrebbe forse parlare di un piccolo traguardo raggiunto. Ma a ben vedere, cos’è effettivamente cambiato? 
Di fatto, seppur con le modifiche sopra descritte, il Decreto Lorenzin andrà a modificare non di poco il panorama esistente prima che il Governo decidesse di intervenire in tal senso. 
Dunque, la riduzione da 12 a 10 può davvero considerarsi un successo? 

Fonti: Il Secolo XIX, Quotidiano Sanità, Italia Che Cambia, Corriere della Sera

 

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