europa 3Come si stanno comportando i paesi europei in termini di vaccinazioni? Sono previste anche lì somministrazioni obbligatorie?
Al momento, sono tre i percorsi alternativi delineati e scelti dai paesi dell’Unione: obbligatorietà, raccomandazione, strada intermedia.
La prima via è stata imboccata, oltre che dall’Italia, anche da Belgio, Bulgaria, Repubblica Ceca, Croazia, Francia, Grecia, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia, Slovenia ed Ungheria, per un totale di 14 Paesi.
In 15 hanno invece deciso per la via della raccomandazione: Austria, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Irlanda, Islanda, Lituania, Lussemburgo, Norvegia, Olanda, Portogallo, Spagna, Svezia e Regno Unito. 

In particolare la Germania, così come Canada e Stati Uniti, ha preferito il sentiero della strada intermedia: vaccinazione raccomandata a tutta la popolazione, ma nessuna sanzione in caso di mancata vaccinazione, seppure esista l’obbligo di presentare il certificato affinché il bambino venga iscritto a scuola.

Lo Studio compiuto dalla Rivista scientifica europea Eurosurveillance sul comportamento dell’UE in tema di vaccinazioni, è stato commissionato dalla European Centre for Disease Prevention and Control – ECDC – e i risultati sono stati resi noti nel 2012. A commento degli stessi, gli esperti responsabili dell’indagine hanno spiegato che le ragioni a sostegno dell’una o dell’altra scelta di ciascun Paese sono da ricercarsi nella formazione storica, politica e culturale, più che nell’evidenza scientifica.

In Europa, fu l’epidemia di vaiolo a far nascere l’obbligo vaccinale, alla fine dell’Ottocento, quando si diffuse la convinzione che immunizzare una massiccia parte della popolazione avrebbe bloccato il diffondersi della malattia per mancanza di soggetti contagiabili. L’Inghilterra fu la prima a rendere gratuita la profilassi antivaiolosa.
Quanto all’Italia, l’imposizione al vaccino contro il Vaiolo è stata soppressa nel 1977, ma nel frattempo erano entrati in vigore gli obblighi per la Difterite, la Poliomelite, il Tetano e l’Epatite B.

Allargando lo spettro a tutti i 29 Paesi dell’Unione, è possibile estrapolare dati di similitudine e divergenze
• I vaccini contro Difterite, Epatite B, Hib, Influenza, MMR, Pertosse, Polio e Tetano sono previsti in ognuno di essi, obbligatori o raccomandati che siano. Nel dettaglio, l’immunizzazione per Difterite e Tetano hanno carattere di obbligatorietà in 11 Paesi; quella per l‘Epatite B è invece coattiva in 10 Nazioni, concentrate in massima parte nell’Est Europa. Inoltre, la Polio è obbligatoria per tutti i bimbi in 12 Nazioni Europee, in Belgio ed in Olanda tra l’altro è l’unico vaccino imposto per legge
• In 28 contemplano il vaccino contro lo Pneumococco 
• Il Rotavirus costituisce un’eccezione: viene contemplato solo da 9 dei 29 Paesi oggetto d’indagine
• L’immunizazione per la Varicella è stata resa coercitiva in Italia dal Decreto Lorenzin nel Maggio 2017, e secondo lo studio dell’Eurosurveillance solo in Lituania esiste lo stesso obbligo

E’ possibile consultare la Tabella 1 e la Tabella 2 relative allo studio di Eurosurveillance.

Veniamo adesso alle considerazioni: rispetto al dibattito tutto italiano che si sta portando avanti in queste ultime settimane, la Rete Sostenibilità e Salute – RSS – parla soprattutto di peculiarità specifica in capo ad ogni singola profilassi, per cui non avrebbe senso argomentare sui vaccini come su qualcosa da prendere o da lasciare in blocco.
A livello europeo potrebbe essere invece saggio accordare i vari iter vaccinali dei Paesi membri, così da tentare un’armonizzazione in proposito.
Il Network Venice, ovvero il Team di scienziati a capo dello studio Eurosurveillance 2012, ha avviato nel dicembre 2013 un progetto denominato Venice III, il cui obiettivo è proprio quello di creare un miglior scambio di informazione, specie in tema di sorveglianza delle reazioni avverse, attraverso osservazioni e confronti tra i diversi calendari vaccinali. La meta finale è che un giorno si possa arrivare ad un unico piano europeo di immunizzazione.
Una cosa è certa: così come la Rete Sostenibilità e Salute sostiene, occorrerebbe abbandonare le proprie convinzioni ideologiche e/o politiche per effettuare un’analisi sul mondo dei vaccini basata esclusivamente sui dati disponibili, favorendo così un dibattito puramente scientifico.
Sembra forse questo il solo modo per evitare il ricorso alla coercizione che, come ci siamo accorti in queste settimane, è percepita con allarme e preoccupazione da una gran parte della popolazione nazionale.

Fonti: Eurosurveillance, Venice III, Il Fatto Quotidiano, Quotidiano Sanità

 

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